martedì 21 settembre 2010
ADDIO SANDRA
lunedì 23 agosto 2010
UNA STRADA CHE NON FINISCE
Anche adesso che lui, un caro amico di Belluno al quale giusto ieri pomeriggio avevo scritto, non c’è più a causa di un assurdo proiettile, anche adesso che la rabbia dell’impotenza umana a riportare indietro il tempo mi ha ormai vinto, sono convinto che oltre la parentesi terrena che ci spetta nulla possa realmente fermare il cuore, l’animo e la ragione di un uomo che crede in Dio e nel prossimo, come è stato e come sarà sempre don Francesco Cassol. Anch’io sarò sempre riconoscente a dFC, come si firmava nelle e-mail. Abbiamo trascorso insieme bellissime ore parlando di Papa Luciani quando a metà degli anni ’90 mi recai spesso a S. Giustina, nel Centro che custodisce con amore e delicatezza la sua memoria e il suo grande spirito, per approfondire lo studio che mi portò a scrivere il libro su Giovanni Paolo I, utilizzato poi anche dalla Rai, e in altre occasioni, come in occasione del trentennale del pontificato di Luciani. Ogni volta era come la prima in cui lo conobbi e immediatamente seppe trasmettermi serenità e fiducia, e non cesserò di ricordarne la rassicurante voce, tante battute e frasi con cui custodirò per sempre anche il suo ricordo, oltre alla bellissima dedica sulla mia copia personale di quel testo. Chi ha amato la vita e la vera ricchezza dell’animo, come don Francesco Cassol, finisce il suo percorso soltanto sulla terra. A Francesco, una persona estremamente sensibile, di profonda cultura pratica e instancabilmente alla ricerca di una possibilità di riuscita per l’amore, continuerò a rivolgermi con tutta la gratitudine che potrò per dirgli che sono riconoscente di questo e di tanto altro: per la sua capacità di ascoltare, di rincuorare, di infondere coraggio, di regalare parole di conforto e di un perenne affetto, una vera e inossidabile amicizia. Mi mancherà moltissimo, e andrò fiero di averlo conosciuto. Dopo aver vissuto da umile esploratore Don Francesco Cassol è andato avanti, come si dice semplicemente tra gli uomini di montagna, e rispetto a tante altre persone che dovrebbero stare vicine alla gente in difficoltà e in realtà non lo fanno, ha saputo andare oltre il giudizio e le critiche, spesso ingiuste, che vengono indirizzate soltanto a coloro che non vivono di comodità, di conformismo e luoghi comuni. Non tutti hanno il coraggio di seguire questo cammino. A lui, gran sacerdote perchè ha saputo rappresentare con determinazione un punto di riferimento per tante persone della comunità, è un titolo maggiore che va riconosciuto. Davanti a sé questo vero pastore delle anime continuerà ad indicare una strada, proprio come Albino Luciani: sorridenti comete soltanto per noi uomini. La sua ricerca della spiritualità attraverso la preghiera, la riflessione e la solitudine, come nella landa desolata in cui la sua vita terrena è terminata, è un esempio di ciò che non riusciamo più a ricordarci di fare noi che rimaniamo in questi tempi aridi. L’insegnamento che io ho ricevuto da Francesco è di guardare oltre con coraggio, fermezza e passione, senza smarrire il buonumore e la speranza di un domani migliore anche per questa ostinazione a credere nella vita. Non è vano ottimismo, è volontà di credere davvero in ciò che rende degni di aver vissuto e costituito una esistenza per gli altri e con gli altri. Penso sia l'esempio che Francesco ha lasciato a tutti noi. Qualunque sia la meta da raggiungere, anche quella più lontana e apparentemente irraggiungibile, ci sono percorsi che desidereremmo non avessero mai fine. Per Francesco Cassol e per tutti coloro che continueranno a volergli bene, questo viaggio non avrà mai termine. So che adesso Papa Luciani, “col suo sorriso e il suo carattere di ferro”, come Francesco mi diceva, lo ha già accolto al suo fianco, orgoglioso come tutti noi che quaggiù gli vogliamo bene. Sembra strano, ma a Francesco io non ho mai dato del tu. Lo faccio adesso, per ringraziarlo ancora di tutto quello che anche a me ha saputo donare col suo immenso animo: non si tratta di un addio Francesco, è l’incolmabile tristezza di saperti lontano dagli occhi, ma è pure la serenità di saperti vicino nel cuore, e in fondo di dover soltanto aspettare un po’ di più per rivederti.
martedì 17 agosto 2010
IL SOLDATO FANCIULLO TRA I MILLE DI GARIBALDI
lunedì 2 agosto 2010
STAZIONE DI BOLOGNA: 2 AGOSTO 1980 - 2010
Appena due giorni prima di quell’ora, quelle 10,25 che anch’io mai dimenticherò, su un treno che tornava dalla Calabria, da quello stesso binario, passai con tutta la mia famiglia. Le comode verità, o verità di comodo della politica, prima o poi decadono. Così, per me, allo stesso modo di chi cerca ancora disperatamente ed ingenuamente la verità, trent’anni sono lunghi come un giorno.
domenica 25 luglio 2010
LA DIFESA DELLA SCONFITTA
"L’orfano precoce rappresenta un caso estremo. Ma ogni storia che finisce rinnova il trauma primordiale del maschio, quello sganciarsi dal grembo della donna che lo induce a sentirsi abbandonato anziché creato. E’ una forma disperata di dipendenza che si nutre di falso orgoglio ed egoismo autentico. Per guarire serve lo scatto di coscienza che trasforma una marionetta di muscoli in un uomo. Io la chiamo Difesa della Sconfitta: la capacità di sopportare lo strappo del cuore senza smarrire il rispetto di sé. Saper perdere è la premessa di ogni educazione sentimentale. Si applica in amore come nello sport, in politica come nella vita. Ma non la pratica quasi nessuno, perché nella civiltà delle emozioni isteriche e rancorose quasi nessuno riesce ancora a farsi invadere dalla calma forte di un sentimento." (Massimo Gramellini)
lunedì 12 luglio 2010
UN CALCIO ALLE ILLUSIONI
[…] " Il calcio, e lo sport, sono favole profondamente amorali, quando non sono immorali, per la loro natura. Sono verità dell'attimo, politicamente scorrette, se non ingiuste e relative, senza valore assoluto, nelle quali il "merito" dipende da troppi elementi inafferrabili e casuali per essere invocato come assoluto e decisivo. […] Nello sport non vincono i buoni, ammesso che ci siano. I "buoni" sono di volta in volta coloro per i quali facciamo il tifo, i "cattivi" sono sempre gli avversari. […] Non esistono neppure dimostrabili relazioni di causa o di effetto tra lo sviluppo economico o il successo agonistico e chi prova a stabilirli deve poi arrampicarsi sugli specchi o pescare i casi utili alla tesi, il "cherry picking", ciliega per ciliegia, scartando quelli che la contraddicono. Ottimi governi hanno prodotto mediocri rappresentative, mentre pessimi regimi regressivi ne hanno espresse di eccellenti. […] La sola morale della favola è nella favola stessa, nel raccontarla, nell'ascoltarla, nell'ipnosi che esercita e che ci coinvolge per un mese, lasciandosi dietro alla fine il vuoto e le cartacce di un'altra festa finita e le piazze da ripulire. Tutto qui e arrivederci a Ipanema fra quattro anni. Se vi piacciono le parabole dei buoni e dei cattivi, guardate il "wrestling". Che è, infatti, uno sport finto." (Un ringraziamento personale a Vittorio Zucconi).

