lunedì 23 aprile 2018

CONCORSO LETTERARIO "SILVANO BELLONI" DI VILLANOVA DI CAMPOSAMPIERO (PD)


Ho avuto il piacere di rituffarmi nel mondo del racconto per affrontare una nuova esperienza di narrazione, e di aver partecipato alla 4.a edizione del Concorso Letterario "Silvano Belloni".
Lunedì 23 Aprile, nella splendida cornice di Villa Ruzzini, sono onorato di aver ricevuto dal Comune di Villanova di Camposampiero (PD) un riconoscimento che mi ricorderà non solo dei bei momenti di incontro con un pubblico appassionato e attivo, ma anche il legame di amicizia e stima con un'intera Comunità.



sabato 21 aprile 2018

IL PASUBIO E GLI ORRORI DELLA GUERRA

Luogo carico di storia e di fascino, che ha visto l'orrore del sangue e della morte. Tra le sue vette, nella nebbia, sono riecheggiate le note del silenzio. Qui si è combattuta la più lunga guerra di mine di tutto il fronte europeo. È il Pasubio, uno dei più significativi simboli della tragedia della Grande Guerra. Nell' ambito delle celebrazioni per il Centenario della fine della Prima guerra mondiale, Theama Teatro e Saverio Mirijello presentano "La caldaia delle streghe", una lettura teatrale tratta dall'omonimo romanzo di Mirijello, con inserti da "Le confessioni di Sant'Agostino" e "Verso l'unico Dio" di Jan Assmann. Stasera alle 21, al Teatro Spazio Bixio gli stati d'animo, le emozioni, le paure, la voglia di scappare da quell'inferno dei soldati inviati al fronte riusciranno a dire della guerra le parole che mancano, quelle capaci di riallacciare il filo del senso a quello del silenzio, sullo sfondo di un luogo dove vivere fu più duro che morire. Un percorso di vita che pose davanti ai soldati dure prove, durante le quali riflettere sulle tante domande che la guerra riservava loro. In scena Aristide Genovese, Saverio Mirijello, le ballerine di Obiettivo Danza di Torri di Quartesolo che eseguiranno un balletto su coreografia di Ester Mannato. Alla fine della serata Saverio Mirijello presenterà il suo romanzo "La caldaia delle streghe" (2017). L'evento chiude la rassegna 2017 - 2018 e al pubblico sarà offerto un brindisi. (Il Giornale di Vicenza, 21 aprile 2018)

giovedì 5 aprile 2018

"LA CALDAIA DELLE STREGHE" AL TEATRO SPAZIO BIXIO DI VICENZA

Per ricordare i 100 anni dalla fine del Primo conflitto mondiale, Sabato 21 Aprile 2018 al Teatro Spazio Bixio in Via Mameli 4 a Vicenza, alle ore 20.45, THEAMA TEATRO e SAVERIO MIRIJELLO presentano "LA CALDAIA DELLE STREGHE", un percorso teatrale tratto dall’omonimo romanzo di Mirijello. Un’indagine sull’animo umano, per riflettere sulle tante domande che un soldato si pone nei momenti di solitudine che la guerra gli riserva.
Il rapporto con Dio, la scelta tra bene e male, tra la vita e la morte, sono solo alcuni tra i quesiti irrisolti della vita al fronte: una vita che diventa ancora più dura quando, come nel caso del protagonista del romanzo, si è condannati all’isolamento. La solitudine di un cecchino dell’esercito italiano viene ricostruita attraverso intrecci narrativi e raccontata con monologhi introspettivi che ci parlano di paure, speranze, canti e preghiere.

martedì 6 marzo 2018

PRESENTAZIONE DEL ROMANZO "LA CALDAIA DELLE STREGHE" IN REGIONE VENETO

Guarda il video Martedì 6 Marzo 2018, alle 12.30, nella Sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale del Veneto, è stato presentato il romanzo "La caldaia delle streghe", uscito per i tipi dell’editore Attilio Fraccaro, di Bassano del Grappa. Ad illustrarlo, il Presidente dell’Assemblea legislativa veneta, Roberto Ciambetti, e il Presidente della Prima commissione permanente del Consiglio regionale, Marino Finozzi. “Con questa presentazione - ha affermato il Presidente Ciambetti nel corso della presentazione - il Consiglio regionale continua nel suo impegno di celebrare, a più livelli e in più ambiti, il primo centenario della Grande Guerra, un evento che segnò profondamente non solo il paesaggio fisico, ma anche il panorama socio-culturale delle nostre zone. Il romanzo "La caldaia delle streghe" ha per sfondo il Pasubio nella Grande Guerra e ha al suo centro tutte le domande, i timori, le speranze di un uomo che si trova suo malgrado a vivere una esperienza estrema. Una esperienza che non fu esclusiva solo di chi venne a combattere nelle nostre montagne tra il 1915 e il novembre del ‘18  ma che si ripropone in ogni scenario di guerra. Caldaie delle Streghe ce ne sono molte come la cronaca quotidiana ci rammenta portando nelle nostre case le immagini devastanti dei conflitti Mediorientali, ad esempio, o dello Yemen o della Somalia”. “Il romanzo di Mirijello si inserisce nell’alveo della storia della Grande Guerra - ha sottolineato Finozzi - ed ha l’indubbio merito di aver riportato a galla la memoria dei piccoli episodi che hanno caratterizzato la vita dei soldati e dei cittadini che furono coinvolti e che li vissero in tempo reale. Il primo conflitto molto spesso viene ricordato con grandi celebrazioni; credo però sia importante conoscere anche le storie cosiddette minori, le storie dei soldati e del territorio”. Il romanzo di Mirijello narra una vicenda bellica ambientata nel 1916 lungo il fronte del monte Pasubio, il massiccio delle Piccolo Dolomiti collocato tra i territori delle province di Vicenza e Trento, teatro di numerosi combattimenti nel corso del Primo conflitto mondiale che ne hanno sconvolto non solo il crinale sommitale, ma nel complesso l’intera area ad esso afferente, modificata e percorsa in ogni direzione da opere, manufatti e sentieri di guerra. Sul Pasubio, nel 1916, i due eserciti contrapposti non riescono a scalzarsi. Le truppe italiane accusano varie perdite: i cecchini sono in azione, e uno di loro in particolare le tiene in scacco. Al sergente Luigi Bicchi viene affidata una missione speciale con ampia discrezionalità. Egli sente il peso insopportabile di un passato da cui vuole liberarsi e sa che dall’esito delle sue azioni dipenderà molto del suo futuro e del destino dei suoi compagni. “Il luogo in cui è ambientato il romanzo è sacro non solo ai veneti - ha ricordato l’autore - ma a tutto il mondo: la sua epopea è nota perché il Pasubio visse ininterrottamente i 41 mesi della Grande Guerra, le cui condizioni misero a dura prova, e spesso la superarono, la soglia di resistenza dei soldati dei due eserciti. La guerra fa emergere il peggio e il meglio degli uomini: c’è anche una parte da salvare ed è l’umanità che emerge anche nei momenti peggiori della vita degli uomini. La caldaia delle streghe fu battezzata così da un soldato dell’altro fronte: rappresenta un luogo fisico, ma anche un luogo mentale, un baratro”. “Questa è la terza opera che pubblichiamo con Saverio - ha rammentato l’editore Attilio Fraccaro - una storia che è destinata a proseguire. Con le sue opere, Saverio ha trattato temi poco battuti nella pur vasta editoria legata alla Grande Guerra; il primo, “Parole dal fronte” raccontava i neologismi nati in quel periodo e l’epopea dei giornali di trincea; il secondo, “Quello che saremmo stati”, a due mani con Ruggero Dal Molin, ha per sfondo le vicende dell’Ortigara. "La caldaia delle streghe", la storia del cecchino, narra un altro aspetto originale di quel conflitto, ma in realtà è la storia di un rapporto tra il protagonista, che rimarrà 40 mesi in quel luogo, e la natura, del rapporto tra lui e gli altri, visti dalla piccola forra dalla quale osserva il mondo”. (ARV)

domenica 29 ottobre 2017

L'evento "RICORDARE", dedicato alla Grande Guerra, in onda su RAI STORIA

Martedì 31 ottobre 2017, alle 21.40, sul canale tematico Rai Storia andrà in onda lo speciale "Asiago: conoscere, ricordare e tramandare" (rivedi la puntata su Rai Storia), relativo alla rivisitazione storica svoltasi sull'Altopiano nel mese di agosto, realizzata grazie alla collaborazione tra il Comando forze operative nord e le istituzioni locali, in primis il Comune di AsiagoLa manifestazione, attraverso celebrazioni, visite guidate e spettacoli, ha riportato per tre giorni alla memoria fatti e personaggi della Grande Guerra: un doveroso ricordo dei tanti giovani soldati che hanno sacrificato la loro vita per la Patria sulle montagne altopianesi. 
Tra i contributi di ricerca storica, Saverio Mirijello parlerà del linguaggio al fronte e dei passatempi di trincea nella Grande Guerra, traendo spunto dal suo libro "1914-18: Parole dal fronte". 
La trasmissione avrà due repliche: l'1 e il 6 novembre.

domenica 22 ottobre 2017

"PRIMA DELL'ALBA" di Paolo Malaguti: un romanzo nella sconfitta

È una fredda mattina del 1931. L’ispettore Malossi è svegliato da una telefonata della questura: abbandonato sui binari della ferrovia Firenze-Prato, giace un cadavere. Non è il corpo di un uomo qualsiasi, ma quello del generale Andrea Graziani, luogotenente della Milizia fascista ed “eroe” della Grande guerra. Come è morto l’anziano militare? Si è trattato di un incidente o di un omicidio? È l’inizio di “Prima dell’alba” (Neri Pozza), il nuovo romanzo di Paolo Malaguti, che accompagna il lettore in un’avvincente indagine a ritroso nel tempo, fino ai giorni bui del Primo conflitto mondiale. «Ho pensato per anni a un libro sul dramma dei soldati nella Grande guerra» spiega l’autore, trentanove anni e da molto tempo residente nella zona del Monte Grappa.
«Qui la memoria del conflitto è ancora vivissima, quasi in ogni famiglia c’è un appassionato che ha il suo piccolo museo di reperti di guerra. I segni delle battaglie come Caporetto sono ancora dappertutto e favoriscono anche nei giovani l’interesse per quel periodo storico. Ma a darmi lo spunto per iniziare a scrivere è stata la vicenda del generale Graziani: la sua morte misteriosa negli anni Trenta e i crimini che ha commesso quando era al fronte».
Noto alle cronache per la brutalità nei confronti dei sottoposti, lo spietato generale “fucilatore” compì il suo gesto più efferato durante la tragica ritirata del 1917, condannando a morte il ventiquattrenne artigliere Alessandro Ruffini, reo di aver fatto il saluto militare con il sigaro in bocca. Partendo da questo episodio storico, Malaguti propone una possibile soluzione per un cold case dimenticato dalla storia, per allargare lo sguardo a un tema più ampio, quello delle punizioni disumane che venivano inferte ai fanti italiani. Soldati, nati nelle aree più povere e arretrate del paese, che spesso non riuscivano nemmeno a capirsi tra di loro, in un contesto dove un piccolo errore di comunicazione poteva fare la differenza tra la vita e la morte. «Ho potuto ricostruire l’atmosfera di quei giorni», racconta Malaguti, «grazie al libro sul gergo di trincea 1914-18 Parole dal fronte di Saverio Mirijello, che mi ha dato gli strumenti per scrivere dialoghi il più possibile credibili. Perché quello che volevo era portare alla luce un aspetto che ancora oggi, a cent’anni di distanza, si fa fatica ad affrontare: la realtà di una guerra non compresa e non voluta da quegli italiani — spesso poveri contadini — che formavano il grosso della truppa» e che erano trattati dagli alti gradi come carne da cannone. (di Luigi Gaetani, “la Repubblica” del 22 Ottobre 2017)

sabato 7 ottobre 2017

Recensione del libro "LA CALDAIA DELLE STREGHE" a cura di Nicoletta Martelletto (Il Giornale di Vicenza)

Nascita di un cecchino tra gli orrori della guerra 

Appassionante è la vicenda del sergente vicentino Bicchi che viene scelto in fanteria per diventare tiratore e chiudere col passato

Cosa passa per la testa di un tiratore di precisione? Cosa pensa quando preme il grilletto? E quanto è lungo e tormentato l'avvicinamento all'obiettivo prescelto? Ce lo hanno raccontato oggi film come "American Sniper" o "Il nemico alle porte" e ancora con più crudeltà le dirette Tv da Sarajevo, quando durante la guerra di Bosnia sul viale dei cecchini sono caduti in centinaia. Ma mancava ancora, nella fioritura di testi per il 100° della Grande Guerra, qualcuno che scrivesse di chi, nelle file del nostro esercito, aveva ricoperto questo ruolo già ampiamente praticato sul fronte austriaco. Cecchino era il soldato austro-ungarico dell'imperatore Cecco Beppe, che non aveva pietà, un tiratore da temere e da tenere lontano. Un nome dispregiativo. Col romanzo "La caldaia delle streghe", 214 pagine per Attilio Fraccaro editore, l'appassionato ricercatore storico Saverio Mirijello colma questo vuoto. Il tiratore scelto di cui narrare la storia è il sott'ufficiale Luigi Bicchi, vicentino, fante nella IV compagnia del 129esimo. Un nome di fantasia, un trascorso tra Monte Zebio, Carso e un presente sul Pasubio, giusto sui bordi di quella "caldiera delle streghe", così chiamata da un militare austriaco reduce da bufere di neve e arsure insopportabili. Bicchi è un bravo soldato, con qualche ombra disciplinare, che viene convocato all'improvviso nelle retrovie per divenire tiratore. Spara da quando è ragazzino, a 10 anni va a caccia col padre e lo zio, assimila presto la pazienza dell'appostamento e la freddezza dell'esecuzione. Ma poi da giovane, chiamato alle armi, come tanti coetanei si chiede il perchè del conflitto: «Molti compreso il sottoscritto, disconoscevano le effettive ragioni, non era certo motivante nè corroborava lo spirito. Del pugno di ferro imposto da Cadorna, e di tutto quell'enorme catafalco politico e militare che lo sorreggeva, continuavo sinceramente a infischiarmene». Ma Luigi combatte, perchè serve il Re e la sua Patria. E soprattutto deve coprire chi va all'assalto. Quando fallisce e muoiono i compagni più vicini, il tormento lo divora. Viene ferito gravemente, è soccorso dai suoi che non lo abbandonano ma quando viene spedito in licenza a casa dai genitori, non riesce a consumarla tutta, perchè l'estraniamento è tale che il fronte di nuovo lo chiama. Eseguirà fino in fondo il suo dovere su uno scenario di armamenti puntigliosamente descritto da Mirijello, con una competenza che gli vale i complimenti di Federico Prizzi, polemologo e storico militare, autore della incisiva prefazione. Ogni trasferimento ed ogni missione di Luigi Bicchi è in realtà un pretesto per aprire parentesi sugli aspetti più duri della vita di trincea, dalla mancanza d'acqua - ci sono pagine di assoluta emozione - all'impossibilità di comunicare con l'esterno, dalla guerra ai pidocchi alla legge marziale che interviene quando i soldati familiarizzano col nemico. E' carcere per chi lancia un pezzo di pane e ne riceve in cambio un pacchetto di sigarette. E' carcere per chi risponde all'austriaco che grida "come stai?". Anche un "Buon Natale" equivale al reato di "agevolazione al nemico". Tutto questo narra Mirijello, insieme alle lezioni di balistica e alla favola di un amore vicentino per Luigi, la commessa Anna che lo attende in città, ogni volta che sbuca in divisa tra ondate di vapore e si fa travolgere da un abbraccio in stazione. Dopo un inverno tremendo sul Pasubio, costruita la Strada delle Gallerie, inizia la guerra sotterranea tra i Denti. Ancora morte e distruzione, per lui altri sei mesi sul fronte del Carso fino al congedo e alle medaglie al valore. «Non mi interessava essere considerato un eroe: speravo solo che mia figlia ricordasse quanto a più lungo possibile il fatto che suo padre e sua madre si erano battuti per qualcosa di migliore e di più grande» è la chiusa di Bicchi, che affida il diario ai posteri e alle montagne, finalmente mansuete.