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Marzo 2018, alle 12.30, nella Sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini,
sede del Consiglio Regionale del Veneto, è stato presentato il
romanzo "La
caldaia delle streghe", uscito per i tipi dell’editore Attilio
Fraccaro, di Bassano del Grappa. Ad illustrarlo, il Presidente
dell’Assemblea legislativa veneta, Roberto Ciambetti, e il Presidente della
Prima commissione permanente del Consiglio regionale, Marino Finozzi. “Con
questa presentazione - ha affermato il Presidente Ciambetti nel corso
della presentazione - il
Consiglio regionale continua nel suo impegno di celebrare, a più livelli e in
più ambiti, il primo centenario della Grande Guerra, un evento che segnò
profondamente non solo il paesaggio fisico, ma anche il panorama
socio-culturale delle nostre zone. Il romanzo "La caldaia delle streghe"
ha per sfondo il Pasubio nella Grande Guerra e ha al suo centro tutte le
domande, i timori, le speranze di un uomo che si trova suo malgrado a vivere
una esperienza estrema. Una esperienza che non fu esclusiva solo di chi venne a
combattere nelle nostre montagne tra il 1915 e il novembre del ‘18 ma che
si ripropone in ogni scenario di guerra. Caldaie delle Streghe ce ne sono molte
come la cronaca quotidiana ci rammenta portando nelle nostre case le immagini
devastanti dei conflitti Mediorientali, ad esempio, o dello Yemen o della
Somalia”. “Il
romanzo di Mirijello si inserisce nell’alveo della storia della Grande Guerra - ha
sottolineato Finozzi -
ed ha l’indubbio merito di aver riportato a galla la memoria dei piccoli
episodi che hanno caratterizzato la vita dei soldati e dei cittadini che furono
coinvolti e che li vissero in tempo reale. Il primo conflitto molto spesso
viene ricordato con grandi celebrazioni; credo però sia importante conoscere
anche le storie cosiddette minori, le storie dei soldati e del territorio”.
Il romanzo di Mirijello narra una vicenda bellica ambientata nel 1916 lungo il
fronte del monte Pasubio, il massiccio delle Piccolo Dolomiti collocato tra i
territori delle province di Vicenza e Trento, teatro di numerosi combattimenti
nel corso del Primo conflitto mondiale che ne hanno sconvolto non solo il
crinale sommitale, ma nel complesso l’intera area ad esso afferente, modificata
e percorsa in ogni direzione da opere, manufatti e sentieri di guerra. Sul
Pasubio, nel 1916, i due eserciti contrapposti non riescono a scalzarsi. Le
truppe italiane accusano varie perdite: i cecchini sono in azione, e uno di
loro in particolare le tiene in scacco. Al sergente Luigi Bicchi viene affidata
una missione speciale con ampia discrezionalità. Egli sente il peso
insopportabile di un passato da cui vuole liberarsi e sa che dall’esito delle
sue azioni dipenderà molto del suo futuro e del destino dei suoi compagni. “Il
luogo in cui è ambientato il romanzo è sacro non solo ai veneti - ha
ricordato l’autore - ma
a tutto il mondo: la sua epopea è nota perché il Pasubio visse
ininterrottamente i 41 mesi della Grande Guerra, le cui condizioni misero a
dura prova, e spesso la superarono, la soglia di resistenza dei soldati dei due
eserciti. La guerra fa emergere il peggio e il meglio degli uomini: c’è anche
una parte da salvare ed è l’umanità che emerge anche nei momenti peggiori della
vita degli uomini. La caldaia delle streghe fu battezzata così da un soldato
dell’altro fronte: rappresenta un luogo fisico, ma anche un luogo mentale, un
baratro”. “Questa
è la terza opera che pubblichiamo con Saverio - ha rammentato
l’editore Attilio Fraccaro - una
storia che è destinata a proseguire. Con le sue opere, Saverio ha trattato temi
poco battuti nella pur vasta editoria legata alla Grande Guerra; il primo, “Parole
dal fronte” raccontava
i neologismi nati in quel periodo e l’epopea dei giornali di trincea; il
secondo, “Quello che saremmo stati”, a
due mani con Ruggero Dal Molin, ha per sfondo le vicende dell’Ortigara. "La
caldaia delle streghe", la
storia del cecchino, narra un altro aspetto originale di quel conflitto, ma in
realtà è la storia di un rapporto tra il protagonista, che rimarrà 40 mesi in
quel luogo, e la natura, del rapporto tra lui e gli altri, visti dalla piccola
forra dalla quale osserva il mondo”. (ARV)
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