"...E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione..." (Tratto da: "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani)
sabato 4 luglio 2009
venerdì 3 luglio 2009
ONESTA' E CORAGGIO CHE VENGONO DA LONTANO
1) Ha trovato per strada il portafoglio perso da un dirigente calcistico con 15mila euro fra contanti e assegni e, da vera persona onesta, lo ha consegnato alla polizia. Protagonista del gesto, avvenuto a Trento, un marocchino disoccupato. Abdessamad Nesmy, 39 anni - racconta il quotidiano "L'Adige" - non trovando alcun numero telefonico all'interno del portafoglio si è recato subito in questura. Qui gli agenti sono riusciti a risalire al proprietario, Claudio Tonetti, vicepresidente del Mezzocorona Calcio. Ormai rassegnato alla perdita del portafoglio, di cui aveva denunciato la scomparsa, l'uomo ha così potuto riottenere la somma e lasciare la giusta ricompensa al marocchino. "I soldi piacciono a tutti - dice Nesmy - ma io non prenderei mai nulla che non sia mio". E aggiunge: "Da febbraio sono disoccupato, per la crisi ho perso il lavoro come magazziniere, ma quei soldi non li avrei mai tenuti";
2) Il Principe degli Angeli di una notte di fiamme veniva dall’altra parte del mare. Si chiamava Hamza e aveva 16 anni, frequentava un istituto tecnico di qui e andava pazzo per il pallone, come i nostri ragazzi, come gli amici che aveva lasciato in Marocco. Il destino ha voluto inchiodarlo a un disastro, quello alla stazione ferroviaria di Viareggio (Lucca), e si sa che i disastri richiedono eroi. Per questo Hamza, quando lingue di fuoco alte fino a quaranta metri hanno avvolto la sua casa dall’altra parte della stazione, dalla parte povera di una Viareggio che pure sul mare fa risplendere tutto il suo liberty, ha cominciato a perlustrare le stanze a una a una come una furia, in cerca della sorellina di due anni. Non hanno potuto fermarlo. Ha trovato la bambina, Hamza, e l’ha issata sulle sue braccia forti di adolescente fino a scaraventarla dolcemente fuori della casa, fuori pericolo, terrorizzata ma viva come il cuore forte del ragazzo aveva voluto. In quella casa c’è rimasto lui, povero Angelo, prima svenuto, poi asfissiato e infine miseramente carbonizzato. Irriconoscibile si sarebbe detto, se solo la disperazione della sorella più grande - vent’anni e pure anche lei così forte e decisa - non l’avesse strappato a una misera sepoltura riconoscendo i resti della collanina che Hamza portava sempre al collo. Tutto questo è accaduto in un pomeriggio appiccicoso di fine giugno all’ospedale di Pietrasanta, con un crocchio di altri marocchini fuori che raccontavano e piangevano Hamza e le sue gesta. Una comunità unita, discretamente integrata, che adesso ha trovato il suo martire e vuole pur dirlo al resto del mondo.
2) Il Principe degli Angeli di una notte di fiamme veniva dall’altra parte del mare. Si chiamava Hamza e aveva 16 anni, frequentava un istituto tecnico di qui e andava pazzo per il pallone, come i nostri ragazzi, come gli amici che aveva lasciato in Marocco. Il destino ha voluto inchiodarlo a un disastro, quello alla stazione ferroviaria di Viareggio (Lucca), e si sa che i disastri richiedono eroi. Per questo Hamza, quando lingue di fuoco alte fino a quaranta metri hanno avvolto la sua casa dall’altra parte della stazione, dalla parte povera di una Viareggio che pure sul mare fa risplendere tutto il suo liberty, ha cominciato a perlustrare le stanze a una a una come una furia, in cerca della sorellina di due anni. Non hanno potuto fermarlo. Ha trovato la bambina, Hamza, e l’ha issata sulle sue braccia forti di adolescente fino a scaraventarla dolcemente fuori della casa, fuori pericolo, terrorizzata ma viva come il cuore forte del ragazzo aveva voluto. In quella casa c’è rimasto lui, povero Angelo, prima svenuto, poi asfissiato e infine miseramente carbonizzato. Irriconoscibile si sarebbe detto, se solo la disperazione della sorella più grande - vent’anni e pure anche lei così forte e decisa - non l’avesse strappato a una misera sepoltura riconoscendo i resti della collanina che Hamza portava sempre al collo. Tutto questo è accaduto in un pomeriggio appiccicoso di fine giugno all’ospedale di Pietrasanta, con un crocchio di altri marocchini fuori che raccontavano e piangevano Hamza e le sue gesta. Una comunità unita, discretamente integrata, che adesso ha trovato il suo martire e vuole pur dirlo al resto del mondo.
sabato 27 giugno 2009
IRAN: REALTA' E DESCRIZIONE
Allontanati con forza i giornalisti stranieri, opportunamente imbavagliata l’informazione interna, precipitosamente spenti i microfoni, immediatamente oscurate le telecamere, per avere notizie su quanto sta accadendo a Teheran in questi giorni non rimane che affidarsi alla tv di Stato iraniana. Oppure al web. La prima, inutile dirlo, non è attendibile: controllata dal potente di turno, come in altri parti del mondo, fornisce un’informazione quanto meno distorta, se non addirittura una non-informazione, che è decisamente peggio. Resta quindi il Web, rimangono i Blog e i Social Network su cui scorrono a raffica le notizie, scritte o filmate, caricate e rilanciate da chi vede con i propri occhi ciò che accade davvero sotto la sua finestra, davanti al portone di casa, ai compagni di lotta che marciano accanto a lui o ad inermi passanti, perchè pure in Iran uno ha il diritto di uscire di casa ogni tanto. Si tratta forse di una visione limitata della situazione, circoscritta ad un piccolo ambito, ma quando le voci sono molteplici, variegate, allargate a macchia d’olio, allora l’informazione sugli avvenimenti assume un carattere decisamente emblematico sull’Iran del dopo voto "democratico". Se per questo tipo di informazione mancano la verifica e i riscontri oggettivi, l’importante è prudentemente prendere il tutto con le molle. Resta in ogni modo il fatto che, di norma, le testimonianze raccolte in diretta, scremate dagli eccessi, sono attendibili.
sabato 6 giugno 2009
GIORNALISMO E PETTEGOLISMO
Si discute sul futuro del giornalismo a fronte dell'avanzata prepotente di Internet. Quasi un secolo fa, in "Dalla parte di Swann", Marcel Proust scrisse: "Quel che rimprovero ai giornali è di farci prestare attenzione ogni giorno a cose insignificanti, mentre non leggiamo che tre o quattro volte in tutta la vita i libri dove ci sono cose essenziali". Se il panorama giornalistico attuale vede quotidiani sempre più simili a settimanali di pettegolezzi e telegiornali fratelli gemelli dei reality, quale futuro sarà riservato all'informazione popolare? Qualsiasi superficialità potrà sostituire anche il miglior reportage di un cronista?
martedì 2 giugno 2009
1989-2009: VENT'ANNI DA TIEN AN MEN
Sono passati 20 anni dai cosiddetti "incidenti della Piazza Tien An Men", la grande rivolta cinese capitanata dagli studenti universitari, scoppiata nell'aprile 1989 e finita in giugno, soffocata nel sangue, che ebbe il suo culmine a metà maggio, con l'occupazione della grande piazza di Pechino. Non è mai stata fornita una versione ufficiale di quanti furono uccisi sulla stessa piazza, quando all'esercito fu dato l'ordine di sparare sulla folla. Ma ci furono altri morti: quelli successivi, quelli processati e quelli condannati per aver preso parte o capeggiato la rivolta. La Cina di oggi sarebbe diversa se il governo avesse reagito in altro modo alla rivolta popolare? Nessuno può saperlo. La Cina cresceva già a quel tempo ad un ritmo del 10% annuo. Deng Xiao Ping, vera figura dominante del Paese nonostante non avesse cariche importanti, a parte la presidenza della Commissione militare, riconosciuto mente della repressione, fu lo stesso che negli anni Novanta fece aprire le porte al Mercato e pose le basi per fare della Cina la potenza mondiale che è oggi. La politica ha spesso ben poco a che fare con la morale, e la prosperità che ne deriva molte volte è l'ultima conseguenza di una perversa sequenza di orrori e tragedie.
mercoledì 27 maggio 2009
PASSATO FUTURO
Visto che gli altri fanno sempre meglio di noi italiani, allora bisogna constatare pure che, a causa della recessione e della contrazione dell’economia, sta crollando l’emigrazione dei messicani verso gli Stati Uniti (quasi il 50% in meno rispetto a un paio d'anni or sono) e aumenta il numero di coloro che lasciano gli Usa per tornare nei paesi di origine, rendendo quindi sempre più inutile il famoso muraglione di contenimento che si intende(va) costruire e che forse ora servirà per impedire che se ne vadano davvero. Visto che anche l’economia italiana si sta restringendo preoccupantemente (meno 5,9% nel primo trimestre, peggio di noi ha fatto solo la Germania) si deve dare atto che di questo passo qualsiasi strategia anti-immigrazione potrebbe funzionare e i barconi potrebbero essere costretti, senza particolari forzature, a fare rotta altrove. Torneremo poveri (ma non multietnici) e se proprio le cose andranno ancora meglio, un giorno sui barconi ci saliremo noi italiani, come in fondo si faceva fino a un paio di generazioni or sono. (Un ringraziamento personale a Vittorio Zucconi)
martedì 26 maggio 2009
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