sabato 6 giugno 2009

GIORNALISMO E PETTEGOLISMO

Si discute sul futuro del giornalismo a fronte dell'avanzata prepotente di Internet. Quasi un secolo fa, in "Dalla parte di Swann", Marcel Proust scrisse: "Quel che rimprovero ai giornali è di farci prestare attenzione ogni giorno a cose insignificanti, mentre non leggiamo che tre o quattro volte in tutta la vita i libri dove ci sono cose essenziali". Se il panorama giornalistico attuale vede quotidiani sempre più simili a settimanali di pettegolezzi e telegiornali fratelli gemelli dei reality, quale futuro sarà riservato all'informazione popolare? Qualsiasi superficialità potrà sostituire anche il miglior reportage di un cronista?

martedì 2 giugno 2009

1989-2009: VENT'ANNI DA TIEN AN MEN

Sono passati 20 anni dai cosiddetti "incidenti della Piazza Tien An Men", la grande rivolta cinese capitanata dagli studenti universitari, scoppiata nell'aprile 1989 e finita in giugno, soffocata nel sangue, che ebbe il suo culmine a metà maggio, con l'occupazione della grande piazza di Pechino. Non è mai stata fornita una versione ufficiale di quanti furono uccisi sulla stessa piazza, quando all'esercito fu dato l'ordine di sparare sulla folla. Ma ci furono altri morti: quelli successivi, quelli processati e quelli condannati per aver preso parte o capeggiato la rivolta. La Cina di oggi sarebbe diversa se il governo avesse reagito in altro modo alla rivolta popolare? Nessuno può saperlo. La Cina cresceva già a quel tempo ad un ritmo del 10% annuo. Deng Xiao Ping, vera figura dominante del Paese nonostante non avesse cariche importanti, a parte la presidenza della Commissione militare, riconosciuto mente della repressione, fu lo stesso che negli anni Novanta fece aprire le porte al Mercato e pose le basi per fare della Cina la potenza mondiale che è oggi. La politica ha spesso ben poco a che fare con la morale, e la prosperità che ne deriva molte volte è l'ultima conseguenza di una perversa sequenza di orrori e tragedie.

mercoledì 27 maggio 2009

PASSATO FUTURO

Visto che gli altri fanno sempre meglio di noi italiani, allora bisogna constatare pure che, a causa della recessione e della contrazione dell’economia, sta crollando l’emigrazione dei messicani verso gli Stati Uniti (quasi il 50% in meno rispetto a un paio d'anni or sono) e aumenta il numero di coloro che lasciano gli Usa per tornare nei paesi di origine, rendendo quindi sempre più inutile il famoso muraglione di contenimento che si intende(va) costruire e che forse ora servirà per impedire che se ne vadano davvero. Visto che anche l’economia italiana si sta restringendo preoccupantemente (meno 5,9% nel primo trimestre, peggio di noi ha fatto solo la Germania) si deve dare atto che di questo passo qualsiasi strategia anti-immigrazione potrebbe funzionare e i barconi potrebbero essere costretti, senza particolari forzature, a fare rotta altrove. Torneremo poveri (ma non multietnici) e se proprio le cose andranno ancora meglio, un giorno sui barconi ci saliremo noi italiani, come in fondo si faceva fino a un paio di generazioni or sono. (Un ringraziamento personale a Vittorio Zucconi)

martedì 26 maggio 2009

QUELLA STRANA PAROLA: "DEMOCRAZIA"

Senza un giornalismo che ci chiama costantemente a rispondere delle nostre azioni, che ci mantiene onesti, che sa essere duro e vivace, questa cosa chiamata democrazia non può funzionare”. Barack H. Obama, discorso ai corrispondenti dalla Casa Bianca, 9 maggio 2009.

lunedì 25 maggio 2009

SE MANCANO I VERI LEADER

Gli affari italiani potrebbero andare meglio ? Torna in mente la famosa risposta di Toro Seduto, Tatanka Yotanka, quando gli fu chiesto come mai gli indiani, che erano molto più numerosi dei bianchi, avessero perduto la guerra: “Perchè da noi - spiegò - c’erano sempre troppi fottuti capi e mai abbastanza indiani”.

domenica 26 aprile 2009

SULLA VITA E LA MORTE

La più bella lettera a un giornale nell'anno 2008, quello di Eluana, è una lettera contro l'accanimento terapeutico, proclamata a Salsomaggiore "Lettera dell'Anno per il 2008". E' stata scritta da Maria Giuseppina Turolla, un medico fisiatra di Reggio Emilia, ed è stata pubblicata su Repubblica il 14 ottobre del 2008 con il titolo "Accettare la morte senza inutili crudeltà".
Riporto l’ultima parte del testo: “Occuparsi della morte è molto difficile e il mio pensiero non ha nulla a che vedere con l'eutanasia. Sto parlando di differenziare la vita dalla morte. E di usare ogni strategia terapeutica nel primo caso e amore e pietà nel secondo. Basterebbe, forse, farne una questione di razionalizzazione delle risorse, senza tirare in ballo l'etica e la morale che da molto tempo paralizzano ogni tipo di intervento. Basterebbe riuscire a differenziare le terapie della vita dall'accompagnamento della morte. Quest'ultimo basato non più su inutili e crudeli tentativi di normalizzare i parametri vitali ma sull'attenzione alla soggettività del paziente, alle sue intenzioni e al contenimento del dolore e dell'angoscia".

sabato 25 aprile 2009

RICORDARE IL 25 APRILE

Perché ricordare il 25 aprile ? La storia di un popolo ritrova nelle sue feste nazionali un momento di forte di presa di coscienza di ciò che costituisce il fondamento del bene comune. Bisogna ricordare che il cammino della ripresa e della ricostruzione non è mai terminato perché libertà, pace e giustizia sociale sono beni da difendere e promuovere giorno per giorno e in ogni contesto.
Il tempo sin qui trascorso dai giorni della Liberazione ha maturato lo spirito della pacificazione e la libertà guadagnata è divenuta patrimonio di tutti. Le generazioni cui apparteniamo sono figlie di quella storia e di quella Liberazione: dopo di essa la libertà è divenuta un bene pubblico di uso quotidiano, e il problema quotidiano è diventato quello di farne l’uso migliore.
Il 25 aprile fu, in ogni caso, il giorno della riappropriazione della nostra libertà e della ricomposizione dell'unità nazionale proprio nel nome della libertà che costituì la base per il riconoscimento della dignità delle persone.
Ricordiamoci che la strada verso il disastro è fatta di lenti scivolamenti verso il basso. Si comincia con l’abbandonare la fatica della documentazione, della riflessione critica sui fatti. Si trascura la diligenza del proprio impegno civico, si tollera la piccola corruzione. Non ci si alza in pubblico a contestare i mentitori e così, un po’ per volta, la fibra morale di un popolo marcisce. Ricordiamoci che coloro che non ricordano il passato prima o poi sono purtroppo destinati a riviverlo.
Celebrare la data del 25 aprile significa sentirsi cittadini di una Repubblica che non vuole congedarsi dalle sue origini
. (Brani da discorsi ufficiali pronunciati nella provincia di Vicenza il 25 aprile 2009)