mercoledì 24 settembre 2008

MORIRE PER COSA ?

Ieri sera altre due vite umane sono state sradicate lungo una strada. Una donna e un uomo, Cecilia e Alessandro, due miei amici di gioventù, falciati da una macchina impazzita, sono rimasti a terra. Un ragazzo di 18 anni, il loro investitore, su quell'asfalto viscido non ha lasciato la vita ma la serenità di tutta la sua esistenza. Quando un pezzo della tua giovinezza e del tuo futuro muoiono in questo modo lungo uno strafottuto nastro grigio, quando viene stracciata così anche la storia di una coppia di persone che hanno condiviso, senza cedere, senza arrendersi, senza comunque mai piegarsi, perchè è stato l'Amore a tenerle insieme, innumerevoli momenti di difficoltà e amarezza, nulla di ragionevole può davvero bastare per giustificare a te stesso che tutto questo non ha un senso.
Credo in Dio, in un valore eterno di ciò che siamo e che siamo stati, e per questo un giorno, finalmente incontrandolo, non mi importa se dovrò restare prostrato davanti ad una Luce, se vestiremo entrambi in jeans o in abito da sera, se dovrò rimanere in piedi o se potrò sedermi vicino a Lui sulla panchina di un parco, aprendogli ancora una volta il cuore, Gliene chiederò la Ragione.

domenica 21 settembre 2008

DEDICA A TE CHE MI STAI LEGGENDO

Da quando ho aperto il mio blog personale, a distanza di 11 anni dal mio primo utilizzo di Internet, ho verificato con piacere che la Rete, nella sua pur sempre limitata estensione mondiale e con tutti i comprensibili difetti qualitativi ci cui spesso soffre, permette anche di raggiungere persone lontane con le quali fino a qualche momento prima mai avremmo potuto pensare di condividere qualcosa, e magari di conoscere direttamente le loro idee, il loro modo di sentire le stesse cose.
Ricevo puntualmente accessi da tutta Italia e dall'Estero, e desidero ringraziare di cuore ognuno di voi, anche tu che mi stai leggendo in questo momento, per i commenti e i contributi che ricevo. Adesso sono pienamente convinto che ogni minuto dedicato a custodire ed aggiornare questo blog, come meglio posso e nei miei ritagli di tempo, non è speso invano.
E' domenica e dedico a tutti questa poesia di Nazim Hikhmet. E' un inno alla vita, scritto nel 1948. Di questo grande autore mi colpiscono non soltanto l'estro, l'istinto e l'intuizione artistica, ma il fatto che riesca (non c'è infatti tempo passato per l'animo e il cuore) a scrivere versi meravigliosi in momenti poco felici per il suo animo.

Alla vita (1948)

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro,
ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola.

lunedì 8 settembre 2008

QUANDO NON C’E’ PIU’ L’UOMO

7 Settembre 2008. Ci sono inferni spenti le cui braci continuano a bruciare nel nostro animo. In una domenica di pallido sole sono entrato nel campo di Auschwitz e ho visitato quello gemello di Birkenau. Sono arrivato ad un muro davanti a cui vennero fucilate almeno 70.000 persone, però col fondo rinforzato, altrimenti fuori si sarebbe potuto sentire il rumore degli spari; ho visto i forni crematori, le stanze affumicate e le impronte di chi cercava di grattare il muro per sciogliere il ghiaccio dai sottili passaggi per l’aria consentita a 50 esseri umani; ho visto la cella di Massimiliano Maria Kolbe, canonizzato il 10 ottobre 1981 da Giovanni Paolo II; ho sostato di fronte a cubicoli in cui dopo 10-12 ore di lavori forzati venivamo rinchiuse insieme, senza potersi sedere e praticamente una addosso all’altra, 4-5 persone perché così morissero più rapidamente; mi hanno mostrato la stanza in cui vennero trovate una cinquantina di donne morte quando entrarono i russi il 26 gennaio 1945; ho visto la stanza delle riunioni della Gestapo; le colombaie e i cassoni di legno in cui dovevano dormire ammassati i prigionieri; ho visto montagne di scarpe, occhiali, protesi; osservando la vetrina dietro cui c’erano milioni di capelli mi hanno spiegato che era stato calcolato quanti ne porti mediamente un uomo, per determinare meglio i cicli di raccolta per lo sfruttamento industriale; che in una settimana, al massimo regime, gli aguzzini ricavavano 42 kg di oro dai denti delle vittime: nelle condizioni fisiche in cui versavano ed erano costretti a resistere i prigionieri, i nazisti preventivavano a ciascuno più o meno 3 mesi di vita; mi hanno spiegato che con 8 scatole di gas si uccidevano 2.000 persone e che si cercava di risparmiare anche sulla quantità utilizzata delle camere; ho visto le copie degli appunti e dei rapporti meticolosi dattiloscritti dagli ufficiali che pianificavano al meglio una perfetta macchina di umiliazione, sterminio, annientamento.
Di fianco a me sono scorse le immagini di migliaia di persone con volti che incontriamo anche oggi lungo una qualsiasi strada: c’erano perfino bei visi da attrici ed attori.
Sono salito sulla torre centrale da cui qualcuno controllava con fierezza un regno di lucida follìa; ho visto un militare dal fisico sportivo ed aitante ridere mentre un vecchio, barcollante, si stava trascinando verso la morte perché non poteva lavorare e dunque non serviva più a nessuno; ho visto un'immagine incredibilmente scattata di nascosto, col piccolo apparecchio sotto la veste, di ciò che vedeva una donna che stava per essere gasata e i messaggi scritti e nascosti sotto terra perché qualcuno un giorno sapesse; sono entrato nelle baracche-latrine dove la minima riservatezza non esisteva più, dove non c'era più differenza con le bestie, dove i nazisti pensavano di sfruttare persino i bio-gas prodotti dai prigionieri.
Ho attraversato questi allucinanti non-luoghi, ho ascoltato ancora dell'altro, e non ho nemmeno la forza di descrivere che cosa ho provato, perché non esistono parole adatte, ma solo il silenzio, per tentare di esprimere il peso d’angoscia che mi è sceso dentro, ma so che non potrò dimenticarmi, perché non lo voglio, il terrore negli occhi di un bambino, uno per tutti, paffutello ma bellissimo, mentre gli scattavano le foto identificative perché avevano calcolato che, dopo due settimane, a causa degli stenti, i suoi lineamenti, come per quelli di tutti gli altri condannati a morire, sarebbero stati irriconoscibili, e ho scelto di ricordarmi per sempre di lui. Non ho fatto in tempo a leggere il tuo nome, piccolo, ma non temere, tu non sparirai, come tutti gli altri cuccioli impauriti che si tenevano per mano mentre andavano alle docce.
I carcerieri erano gli stessi che davanti a Padre Kolbe disposto a sacrificarsi al posto di un padre di famiglia non sapevano come reagire: impietosi davanti a gente che voleva vivere, impreparati davanti a persone che sceglievano di morire.
Mi sono tornate in mente le ultime parole di un partigiano italiano davanti al plotone d’esecuzione: “Voi mi uccidete, ma siete voi ad avere paura”. Perché i disperati erano loro, i carcerieri.

lunedì 1 settembre 2008

UNO DEI MILLE DI GIUSEPPE GARIBALDI

Per studiare il rapporto tra Giuseppe Garibaldi e Vicenza, e per capire meglio anche la figura dell’Eroe dei Due Mondi, bisogna considerare la vita di un uomo di nome Domenico Cariolato. Tra gli eroi del Risorgimento italiano e vicentino va infatti ricordato questo patriota nato in una delle tante generose città da dove partirono i Mille della famosa Spedizione (furono ufficialmente 34 i garibaldini vicentini che vi parteciparono).
La storia di Domenico Cariolato (1835-1910), anche senza particolari effetti speciali, rappresenta la base per un ottimo copione da film fin dalle prime scene. Nato a Vicenza, nelle fatidiche giornate del giugno 1848, appena tredicenne, Cariolato si distinse già nella difesa della città berica dalle truppe austriache del Maresciallo Radetzky.
Grazie alle gesta compiute nella difesa di Roma dall’assalto dei Francesi, l’anno seguente egli si vide riconosciuta una daga d’onore.
Dopo aver militato nel battaglione vicentino formato da volontari che seguirono con entusiasmo il Generale, Cariolato vestì la camicia rossa dei garibaldini nella leggendaria spedizione dei Mille (si distinse con particolar merito a Calatafimi) e da quel momento fu tra coloro che seguirono sempre da vicino le gesta di Garibaldi, divenendone nel tempo uomo di fiducia.
Combattente dai riconosciuti valore ed esperienza (fu peraltro tra i Cacciatori delle Alpi) Domenico Cariolato fu praticamente presente in tutte le più importanti battaglie del Risorgimento italiano, combattendo con onore anche a Bezzecca nel 1866.
Dal carteggio Cariolato-Garibaldi giunto fino a noi si evince che il colonnello vicentino intrattenne con il Generale nizzardo un solido rapporto personale anche negli anni della decadenza e della vecchiaia dell’uomo che fu il suo punto di riferimento di una intera carriera militare.
Queste sono soltanto alcune notizie della vita di Domenico Cariolato, patriota per lungo tempo dimenticato ed un uomo la cui vita rimane ancor oggi da riscoprire.

Saverio Mirijello (e-mail:
savemir@tin.it)

AMORE IMPOSSIBILE

E’ stato il vento dell’estate, non io, a scrivere su questo foglio. Il vento, così forte e veloce, che sa cambiare anche le prospettive palladiane, che ci spettina i pensieri, che riporta indietro i ricordi e ci spinge in avanti verso sogni di leggerezza infinita, impossibile. E’ stato il vento di questa folle e magnifica stagione a guidare la mia mano, facendo fare capriole e mulinelli alle mie poche e fragili certezze. Non ero io a scrivere di te su questa pagina candida, di tutto ciò che vorrei dirti, delle cose che posso soltanto ricordare. E’ stato il vento, insolente e imperioso, vento sul viso, tra gli alberi, vento tra i capelli, vento che ci fa chiudere gli occhi, che ci spezza gli ombrelli, che porta l'odore del mare fino a qui. Non è mia la colpa o il merito, non è me che devi biasimare o ringraziare per le parole scritte oggi su questa pagina bianca, ma il vento dell’estate che è entrato nella mia casa senza chiedere alcun permesso, sbattendo la porta, facendo volare ogni cosa, fuori e dentro.

martedì 26 agosto 2008

Blog su PAPA LUCIANI

Gentile ospite,

ho il piacere di invitarti a visitare il blog che ho creato su Giovanni Paolo I in occasione della ricorrenza dei trent’anni (1978 - 2008) dal suo pontificato.
L’indirizzo a cui puoi collegarti è il seguente:

http://papaluciani.blogspot.com/

giovedì 21 agosto 2008

UN ALTRO MODO DI LEGGERE IL MEDAGLIERE OLIMPICO


Qualche volta, sulla differenza tra il podio e la medaglia di “legno” (il 4° posto) più che la prestazione atletica incidono la sorte o un punteggio eccessivamente benevolo da parte di un giudice. Oltre a ciò, il medagliere non evidenzia mai la qualità di risultati che, se non valgono un podio, possono avere comunque un valore significativo. Per allargare la valutazione sui risultati non contemplati nel medagliere abbiamo conteggiato tutti i piazzamenti tra i primi 8 (considerandoli finalisti), attribuendo dei punteggi a scalare: 8-7-6-5-4-3-2-1. Con tale criterio finiscono col primeggiare gli USA, superiori alla Cina per numero di finalisti in tutte le prime 8 posizioni, escluse ovviamente le vittorie. Terza è la Russia (21 quarti posti, come USA e Cina), quarta l'Australia, a seguire Gran Bretagna, Germania e Francia, con l'Italia ottava, davanti al Giappone e all'Ucraina. La classifica a punti valorizza le prestazioni italiane: 74 finalisti, di cui ben 13 finiti al 4° posto e altrettanti al 5°. Gli atleti azzurri sarebbero così quarti davanti a giapponesi e sudcoreani ma finirebbero alle spalle dei francesi, che dalla loro farebbero “pesare” la presenza nelle fasi finali di ben 104 atleti. E’ il segno di un movimento in piena salute perchè riesce ad esprimere valori di livello elevato distribuiti su un più ampio ventaglio di discipline. USA, Cina e Corea del Sud si distinguono perché hanno ottenuto più podi (rispettivamente 110, 100 e 31) che piazzamenti dal 4° all’8° posto (88, 66 e 20): è l'indice della capacità di individuare le gare in cui eccellere. Altro indizio per valutare la forza teorica di un movimento è il rapporto fra le medaglie conquistate e il numero degli abitanti: in questo svetta nettamente la Giamaica, che con una popolazione di 2,8 milioni di persone (Fonte: CIA) ha raccolto ben 11 medaglie (e 2 quarti posti, uno nel lungo), tutte nelle gare veloci di atletica. Seconda l'Australia, a seguire: Nuova Zelanda, Norvegia, Cuba, Armenia, Bielorussia, Georgia, Danimarca e Slovacchia. Quanto all’influenza delle giurie, ridimensionando i Giochi, escludendo cioè le discipline in cui queste sono decisive (ovvero: dressage, ginnastica, judo, lotta, nuoto sincronizzato, pugilato, scherma, taekwondo e tuffi), la Cina perderebbe il 50% del suo bottino (26 ori in meno sui 51 totali) e verrebbe scavalcata dagli USA, scesi a 32 ori (meno 4). La Gran Bretagna (18) e l’Australia (13) supererebbero la Russia (10). L’Italia scenderebbe invece a 3 ori (più 8 argenti e 4 bronzi) perdendone 2 dalla scherma, uno da pugilato, judo e lotta, e terminerebbe alle spalle di Ucraina, Olanda, Giamaica, Spagna e Kenya.
Come si vede, anche le classifiche possono finire come le opinioni al bar Sport: alla fine tutti ne abbiamo una valida.