domenica 20 marzo 2011

QUANTITA' E QUALITA'

In Italia esistono 37 corsi di laurea con un solo studente e 327 facoltà con un massimo di 15 studenti. Nel 2001 esistevano 2.444 corsi di laurea, oggi ne esistono 5.500, quasi il doppio. Negli altri Paesi la media è la metà. Vengono insegnate 170 mila materie, il doppio della media euroea. Risultato: nessuna università italiana figura tra le 15 migliori del mondo. (Da "La Stampa")

giovedì 17 marzo 2011

ITALIA, 2011

Niente disabili a Nove (Vicenza) dove nel prossimo week end si terranno i Giochi della Giuventù 2011. Questo il decreto del ministero della Pubblica Istruzione. La modulistica diffusa dalla Gelmini, infatti, per le iscrizioni alle finali nazionali degli Studenteschi di corsa campestre che si svolgeranno domenica in un percorso sugli argini del fiume Brenta, non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili. Dunque i giochi sportivi studenteschi, da sempre simbolo di unità e integrazione per tutti i giovani, vedranno la grande assenza dei ragazzi disabili, ancora una volta discriminati. "E' inaccettabile - dichiara Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, rete trasversale sui diritti civili - Il Ministro Gelmini dovrebbe spiegare pubblicamente perchè la modulistica esclude i ragazzi disabili, ma ancor più urgentemente dovrebbe porre rimedio a questa decisione discriminatoria e ritirare il divieto". "Il Ministro ritiri il divieto con urgenza" aggiunge Simona Clivia Zucchett, del coordinamento di Equaliy Italia, annunciando che "come Equality ci faremo promotori di una raccolta di firme di protesta verso il Ministro delle associazioni che tutelano i disabili". (Da "Il Gazzettino" del 17 Marzo 2011)

BUON COMPLEANNO A TUTTI NOI ITALIANI

L'Italia l'hanno fatta il Risorgimento e la Resistenza, ma soprattutto i singoli Italiani, quelli delle piccole storie che ci raccontano che i cittadini di questo Paese sono spesso migliori di chi li governa. E non importa se molti se ne sono dovuti andare perchè non c'erano opportunità o se in tanti siamo rimasti perchè anche se non ci sono opportunità in qualche modo ci si arrangia (antica virtù italica): in fondo tutti noi continuiamo a sognare un Paese all'altezza di ciò che vorremmo essere. E finchè ci saranno questi italiani, ci sarà molto da festeggiare. Buon compleanno a tutti noi. (Un ringraziamento personale a Luna Checchini, 27 anni, Insegnante di Italiano all'Estero, Toronto)

sabato 19 febbraio 2011

FOLLIA ESTREMA

"Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiore avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro." (Capo indiano, 1850)

venerdì 31 dicembre 2010

CULTURA E SPAGHETTI

Ministro italiano: "La cultura non si mangia".
Una frase letta sui muri di Scampia, a Napoli: "Non vogliamo vivere solo di spaghetti".

giovedì 23 dicembre 2010

RICORDO DEL “VECIO”

Nel giugno 2002, durante lo svolgimento dei Mondiali di Corea del Sud e Giappone, posi due domande ad Enzo Bearzot, nell’occasione opinionista per un noto giornale nazionale, affidandomi alla sua saggezza ed esperienza del mestiere. E’ un modo per ricordare il grande “vecio” del calcio italiano e mondiale che ci ha appena lasciato.

- Germania-Arabia Saudita 8-0. Signor Bearzot, l’allargamento della partecipazione al Mondiale ha davvero un senso?

Certo che no. L’allargamento a ogni costo è la politica della Fifa ormai da tanti anni. Una squadra che debutta prendendo 8 gol non è da Mondiale: fermo restando che a 4,5, la Germania si poteva fermare.”

- Secondo la sua esperienza personale, per un arbitro (o suo collaboratore), a posteriori, è più pesante il pentimento per aver convalidato una rete irregolare o il dispiacere per aver annullato un gol valido?

Tra le tante lettere e messaggi che parlano di arbitri ho scelto la sua. Non perché io sia in grado di rispondere: penso che il rammarico per un errore, commesso in buona fede, sia sempre lo stesso. Ma perché il suo tentativo di mettersi nei panni dell’arbitro mi ha fatto tornare alla mente una mia vecchia idea. Ho letto nei giorni scorsi che Blatter, di fronte al ripetersi degli errori ha prospettato l’eventualità, per il futuro, di affidarsi anche ad ex calciatori. Bene, sarebbe ora. Il calciatore termina la carriera tra i 30 e i 35 anni. E’ in condizioni atletiche ottimali, è mediamente ricco e indipendente dal punto di vista economico e dovrebbe conoscere alla perfezione i regolamenti. Chi è stato giocatore certe valutazioni non le può sbagliare: la gravità di un fallo, l‘intenzione di far male, la volontà di simulare, chi ha giocato i trucchi li conosce e li annusa prima ancora che vengano messi in pratica. Resterebbe il grande problema del fuorigioco, quello sì: perché nemmeno chi ha giocato ha quattro occhi, e può essere in grado di vedere contemporaneamente il punto da cui parte il pallone e la posizione esatta di attaccante e difensore. Quella è una regola che va limitata alle sole aree di rigore. Ma con un arbitro che abbia giocato ad alto livello, e che dia le garanzie morali per tale ruolo, avremmo un calcio finalmente garantito.

domenica 5 dicembre 2010

IL CORAGGIO DI RIMANERE IN ITALIA

Quanto costa al nostro paese lasciare scappare oggi un giovane talento della ricerca? Secondo lo studio dell’ICom’, la valutazione della potenziale perdita di valore è quantificabile in 63 milioni di euro attuali per ogni giovane top scientist che il sistema della ricerca italiana si lascerà sfuggire. Se invece consideriamo la durata totale media di produzione scientifica, la quantità crescerebbe sino a 148 milioni di euro netti (arrivando a più di 200 milioni per uno scienziato specializzato in farmaceutica).
Per questo ha particolare significato l’iniziativa della Fondazione Lilly che quest’anno ha avuto come tema “Sviluppo di nuovi biomarcatori per le patologie neoplastiche: tumori solidi”. Nel 2010 ben 21 centri oncologici italiani hanno risposto al bando, presentando 31 progetti (oltre il doppio rispetto ai 16 sottoposti nel 2009). Tredici progetti sono arrivati da ricercatori del Nord, altrettanti dal Centro, cinque dal Sud; nell'85 per cento dei casi portavano la firma di una donna e, proprio come l’anno scorso, il premio è andato ad una ricercatrice. Grazie alla borsa, Tiziana Vavalà studierà i nuovi orizzonti delle cure oncologiche basate sulla farmaco genomica.
Nell’ambito del tumore al polmone oggi non esistono studi di farmacogenomica nei pazienti anziani” spiega l’oncologa “Il progetto di ricerca permette la scelta del trattamento sulla base delle indagini di farmacogenomica con l’obiettivo di scegliere la terapia migliore per il singolo paziente ottenendo il massimo del risultato in una popolazione di pazienti nel quale le possibilità di cura sono limitate”. La ricercatrice potrà svolgere il suo lavoro nel migliore dei modi. “Se dovessi guardare al percorso fatto fino ad ora direi che l’aspetto più faticoso è la continua necessità di spostarsi e cambiare città: da Catanzaro sono andata a Roma, poi a Milano e ora a Torino. Fare la ricercatrice qui in Italia, è quasi un’avventura, non un incentivo, non un incoraggiamento, è quasi un atto di coraggio”. (Televideo Rai)